Ripristino delle Group Policy Objects standard: Default Domain e Default Domain Controller

 

E’ buona norma non modificare mai le due GPO create di default in Active Directory (Default Domain e Default Domain Controller) ma crearne di nuove e linkarle ai relativi contenitori.

Se comunque avete già modificato le GPO o per qualunque motivo volete ripristinarne il contenuto standard potete usare l’utility DCGPOFIX.EXE inclusa in Windows Server 2003, seguendo questi semplici passaggi:

  1. Eseguite il login in un DC come Domain Administrators
  2. Lanciate un prompt dei comandi
  3. Per ripristinare la Default Domain Policy usate il comando:
         dcgpofix /target:Domain
  4. Per ripristinare la Default Domain Controller Policy usate il comando:
        dcgpofix /target:dc
  5. Se volete ripristinarle entrambe lanciate il comando senza switch oppure:
        dcgpofix /target:both

Il comando potrebbe non essere in grado di ripristinare le impostazioni di protezione delle GPO, che devono essere reimpostate a mano tramite la GPMC, come descritto nella KB http://support.microsoft.com/kb/833783/en-us.

Se volete usare il tool in una macchina Windows Server 2008 dovete usare il parametro /ignoreschema per escludere il controllo della versione dello schema di Active Directory. Maggiori informazioni le trovate in questa KB http://support.microsoft.com/kb/947053/en-us.

 

 

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GodMode (Windows Vista e Windows 7)

 

imageIn Windows 7 non è più disponibile la visualizzazione del Pannello di Controllo sotto forma di lista completa, sono disponibili soltanto le viste in Categoria o Icone.

Possiamo però ovviare parzialmente a questa mancanza abilitando la GodMode, una vista particolare del Pannello di Controllo che include tutte le voci presenti.

Per abilitare questa modalità basta seguire questi semplici passi:

  1. Creare un nuovo folder in qualunque percorso
  2. Rinominare il nuovo folder in: GodMode.{ED7BA470-8E54-465E-825C-99712043E01C}  (In realtà quello che conta è il numero tra le parentesi graffe, GUID, il nome davanti al . può essere scelto a piacimento)

dopodichè noterete che la cartella viene visualizzata con la classica icona del Pannello di Controllo.

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A questo punto non ci resta che fare doppio click per visualizzare il contenuto della cartella e precisamente tutte le voci presenti nel Pannello di Controllo.

 

image

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Windows Server 2008 R2 Feature Components Poster

 

Vi segnalo questo bel poster sulle nuove funzionalità introdotte da Windows Server 2008 R2 scaricabile dal sito Microsoft a questo link.

 

poster

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Diminuire la frammentazione di un volume NTFS

24 agosto 2010 Andrea Sistarelli 1 commento

 

Con l’aumentare della capacità dei dischi fissi aumenta di conseguenza anche la frammentazione dei files che ci costringe a deframmentare spesso il disco per non incorrere in rallentamenti del sistema. Per migliorare la situazione possiamo sfruttare il parametro ContigFileAllocSize nel Registro di Windows.

Per capire il funzionamento di questo parametro introduciamo alcuni concetti fondamentali.

Un disco per poter contenere dei dati deve essere formattato, operazione che consiste nella creazione di una struttura logica destinata a contenere i dati.

In fase di formattazione il disco viene diviso in tracce concentriche e ogni traccia viene poi suddivisa in settori. Più settori contigui vengono raggruppati per formare un cluster.

Il cluster è la più piccola unità logica che può essere allocata per contenere un file.

La dimensione di un cluster, espessa in KB, varia a seconda del tipo di partizione (FAT, FAT32, NTFS) e della dimensione della partizione. In condizioni normali, cioè per partizioni NTFS fino a 16 TB, la dimensione standard per un cluster è 4 KB.

Per un dettaglio delle dimensioni predefinite dei cluster potete consultare questo link.

Quando un file viene scritto su disco vengono usati un numero intero di cluster. Se la lunghezza del file è un multiplo esatto della dimensione del cluster lo spazio usato sarà esattamente pari alla dimensione del file viceversa l’ultimo cluster occupato non sarà pieno e la parte vuota comporterà una perdita di spazio non recuperabile. Più la dimensione del cluster è grande maggiore sarà lo spazio sprecato.

Per questo motivo la scelta della dimensione del cluster è funzione del tipo di files che verranno salvati nella partizione. Ad esempio per un volume destinato a contenere solo le immagini di macchine virtualizzate conviene scegliere la dimensione del cluster più grande possibile mentre se il volume è destinato a contenere file piccolissimi allora conviene utilizzare cluster piccoli.

Detto questo introduciamo il concetto di frammentazione. Quando un file viene scritto in uno spazio vuoto sufficientemente grande per contenerlo tutto vengono utilizzati cluster contigui, ma se lo spazio non è sufficientemente grande o il file viene successivamente modificato verrà scritto su più cluster non contigui.

Questo fenomeno da origine alla frammentazione e conseguentemente a un degrado delle prestazioni essendo necessari più spostamenti della testina del disco per accedere ai files.

Il modo più semplice per risolvere questo problema è quello di deframmentare il disco, operazione che consente di spostare i dati in modo che ogni files sia salvato in un gruppo contiguo di cluster.

Un altro metodo per diminuire il livello di frammentazione è quello di modificare un parametro nel Registro di sistema che indica la dimensione minima, di un gruppo di cluster contigui vuoti, che Windows cerca ogni volta che deve scrivere un nuovo files.

La chiave in questione si chiama ContigFileAllocSize e si trova all’interno del percorso:

HKLM/System/CurrentControlSet/Control/Session Manager/Memory Management

 

Se non esiste dovete crearla di tipo DWORD e impostarne il valore, in decimale, a 512, 1024, 2048, 4096 a seconda dell’utilizzo che ne fate del disco. Un valore medio è 2.048 KB.

Una volta impostato il valore riavviate la macchina e lanciate una deframmentazione del disco. Operazione che risulterà sicuramente più veloce del normale.

Impostando il parametro a 2.048 KB ad esempio, Windows cercerà un blocco contiguo di spazio libero di almeno 2 MB ogni volta che dovrà scrivere un file.

L’effetto collaterale di questa modifica potrebbe essere quello che Windows non riesce a trovare un blocco contiguo libero della dimensione impostata e conseguentemente restituirà un errore di spazio su disco insufficiente. Con le dimensioni attuali dei dischi rigidi questo evento è comunque molto improbabile.

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Sincronizzare i Favorites di Internet Explorer

11 agosto 2010 Andrea Sistarelli 1 commento

 

Avendo due PC spesso nasce l’esigenza di sincronizzare i Favorites (Preferiti) di Internet Explorer tra di loro.

Esistono vari tool sia gratuiti che a pagamento che risolvono questo problema, ma alla fine ho risolto utilizzando il software gratuito Dropbox. Qui trovate una recensione.

Il procedimento è molto semplice, copiate la cartella Favorites, che di default si trova nel percorso %userprofile%\Favorites all’interno del percorso di Dropbox, dopodichè cancellate la cartella nel percorso originario.

Ora tramite il programma Junction di SysInternals creiamo un link simbolico con lo stesso nome della cartella cancellata che punta alla directory interna a Dropbox:

junction %userprofile%\Favorites “C:\Dropbox\Favorites”

Sostituite al secondo parametro il vostro percorso.

Una volta fatto questo vedrete comparire di nuovo la directory Favorites all’interno della directory %userprofile%, in realtà quello che vedete è una junction alla directory interna a dropbox.

Ora non ci resta che aprire Internet Explorer e verificare che tutti i preferiti sono al loro posto.

Da questo momento qualunque modifica verrà apportata ai preferiti la ritroverete automaticamente nell’altro PC.

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